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Ago 182017
 

Oggi la tragedia di Barcellona è sulla bocca di tutti, è un lutto internazionale, cadono dagli occhi lacrime di sangue e molti sono quelli che stanotte non hanno dormito un sonno tranquillo; ma domani o dopo domani, dopo il grande caos mediatico, dopo la paura e tante lacrime, se ne ricorderanno soltanto le “vittime” sopravvissute alla follia dei folli, o i parenti di quelle persone che sono morte tra le braccia di quell‘inspiegabile attentato. L’uomo ha la memoria troppo corta e un cuore distratto abituato a pensare solo a sé.

IMMAGINE RUBATA

Roberto Colonnelli

Ago 152017
 

S’inchina l’estate ringraziando
quando a Ferragosto
tra allegria e danze sfrenate
ognuno la saluta.

Mille ricordi da portarci dietro
per riscaldarci durante l’inverno
mille emozioni, mille amori
su spiagge affollate
i corpi si muovono
seguendo i ritmi dell’allegria
tutto stanotte è permesso
innamorarsi sia pure per un attimo
lasciarsi andare alle onde scure del mare
dimenticare gli affanni
lasciare che l’illusione
ci porti lontano.

Che sia festa allora
che sia gioia, freschezza, allegria,
avremo ancora tempo
per scaldarci al sole,
prima di pensare all’autunno
che paziente attende in un angolo
che sia festa per chi
non vuole smettere di sognare
per chi vive pienamente ogni attimo
per chi di questo dono ne fa un tesoro
e dell’emozione di ogni estate ne fa un comodo cappotto
per ripararsi dai primi venti invernali.

© Roberto Colonnelli

Ago 132017
 

.

I blew you into a dream
that I’ll never be tired of dreaming.

I hugged you
and my heart
never let you go.

I keep you tight
within the infinite of an instant,
I look at you and I know it will be forever
even if you went away now.

We are two special beings
one inside the other
in the infinite of an instant.
***

TI HO SOFFIATA DENTRO UN SOGNO
Ti ho soffiata dentro un sogno
che non mi stancherò mai di sognare.

Ti ho abbracciata
e il mio cuore
non ti ha più lasciata andare.

Ti tengo stretta
dentro l’infinito di un attimo,
ti guardo e so che sarà per sempre
anche se ora tu te ne andassi.

Siamo due esseri speciali
l’uno dentro l’altro
nell’infinito di un attimo.

© Roberto Colonnelli

 

Ago 082017
 

 

Primo premio Narrativa
Concorso letterario la Rosa D’Oro 2017

NEGLI OCCHI DI MIA MADRE

Scrivere questa lettera non è stato difficile, mi è bastato chiudere gli occhi perché mi ritornassi in mente, bella e sorridente, forte e decisa… mia madre.

Domattina sarò nuovamente accanto a te, come sempre, come deve essere, come mi piace che sia; sei sempre stata la parte migliore del mio cuore e, adesso che gli anni avanzano molto più velocemente, rimani sempre quel battito in più che accorda tutti gli altri facendomi sentire vivo.

Domani sarò da te, sarò lì ad accudirti proprio come facevi con me da piccolo, e lo farò con la gioia nel cuore, con il rispetto che meriti e che mi hai insegnato; intanto scrivo di te, mi lascio prendere dai ricordi e sorrido, osservando il foglio che man mano si riempie di inchiostro.

Ieri pomeriggio la penombra disegnava strane figure sulle pareti, rese ancora più incomprensibili da quell’odore di chiuso che ormai sembrava far parte della stanza.

Tu, madre, comodamente seduta su quella poltrona di raso, mi osservavi con il tuo sorriso più bello, quasi inciso dal tempo, dalle rughe del vissuto, lunghi solchi dentro ai quali la vita pulsava con mai sopita forza, irruenta, carica di esperienze, di storie da raccontare, di segreti da custodire.

Mi accogliesti con la gioia sul viso e lo sguardo di una bambina, quella tua tipica espressione irriverente che nascondeva la forza di un gigante, di una donna che crede e lotta contro la fine ogni singolo suo istante.

Mi osservasti a lungo, ringraziandomi poi di essere arrivato; non era un rimprovero, era soltanto una constatazione, il tuo tipico modo di dire “Bene… sono contenta…” ma senza farlo capire.

I nostri rapporti avevano avuto alti e bassi perché a volte noi figli siamo egoisti, ma l’ammirazione per quel tuo spirito indomito non mi ha ai abbandonato, così come il bisogno di sapere che, sempre e comunque, tu c’eri, forte e decisa, sicura di te, dei tuoi insegnamenti, di una cultura forse antica ma saggia.

Forza e orgoglio ti mantenevano in piedi nonostante l’età, quella stessa forza che trasmettevi in ogni tuo gesto, anche nelle carezze, nei sorrisi, splendida e perfetta nella tua compostezza, risoluta quando mi stringevi la mano osservando il viso di papà rilassato nell’abbraccio della morte che ti rese vedova.

Presi posto accanto a te, a te che un tempo eri la mia forza, la mia unica forza, quel solido muro al quale sapevo di potermi appoggiare in ogni caso perché mai e poi mai sarebbe crollato; tu che eri la mia forza adesso avevi bisogno di me.

Quanto amore in quel tuo gesto, quanto amore in quell’affidarsi e quanta amarezza nel vederti oggi così fragile, nel vedere il tuo sano orgoglio mettersi da parte accettando di dipendere ormai dagli altri.

Nonostante tutto c’era comunque forza nel tuo sguardo, quel bisogno d’aiuto era rivestito da un’immensa dignità; ti guardavo seduta ma eri in realtà una statua ritta e fiera, mia madre, l’orgoglio che provavo nel chiamarti per nome, la riconoscenza che non smetterà mai di ringraziarti per ciò che sei stata, per quello che sarai per sempre.

Io ci sono, sono accanto a te e continuerò ad esserlo, orgoglioso di camminare insieme a te su questo ultimo tratto di strada, pronto a lasciare che ogni tuo sguardo mi penetri dentro, a fare tesoro di ogni tua parola, di ogni tuo respiro.

Non mi arrenderò, tu non lo hai mai fatto, sei andata avanti senza arrenderti, senza cadere sotto il peso delle avversità, sotto quel grande dolore che sembrava volerti seppellire quando papà ci lasciò; sguardo fisso in avanti, schiena ritta, portamento fiero, questa la tua immagine, questa la tua splendida anima.

Oggi sembri molto più piccola di quanto ricordavo, schiacciata forse dagli anni, ma sei grande dentro, e gli anni, nonostante tutti i loro sforzi, non sono ai riusciti a cancellare la tua fierezza, così come mai cancelleranno la mia ogni volta che mi ritorni in mente.

Soffro, lo confesso, soffro nel vedere una donna così forte, orgogliosa, in un solo istante, proprio davanti a me, perdere il pudore di una vita; soffro nel vedere il sangue che le invade la mente, che le arrossa il viso, soffro e ti tengo stretta, abbracciata forte al mio smisurato amore.

Mi vesto del mio sorriso migliore e trattengo le lacrime; la mia forza, madre, sarà la tua forza. Tutto ciò che mi hai dato, adesso lo condivido con te, questo è il dono che mi hai fatto, giorno dopo giorno, questo è il dono che ti faccio. Per questo continuo a sorriderti offrendoti il mio braccio quando, aggrappata a quel bastone, ti porti faticosamente verso il vaso, spinta dall’incontinenza; sono soltanto pochi metri ma di certo ti sembrerà un lungo viaggio, un viaggio faticoso… nascondendo il tuo pudore mi chiedi aiuto, mi chiedi di coprire le tue vergogne… madre, potessi darti i miei occhi, i miei muscoli, la mia forza…

La vita che hai vissuto, quella che hai sfidato con coraggio e determinazione, è una vita che mi somiglia, quella stessa vita che ogni giorno riconosco nei tuoi occhi, la vita che mi hai dedicato e per la quale ringraziarti ogni giorno sarebbe anche troppo poco.

Grazie madre… grazie per ciò che sei, grazie per quello che mi hai dato, ma grazie soprattutto per questi momenti, perché ancora una volta mi rendi partecipe dei tuoi giorni, dei tuoi sorrisi, del tuo dolore.

Ci vediamo domattina, conservo questa lettera nel cassetto insieme alle altre; sul foglio c’è una lacrima messa da parte, per lasciare spazio, domani, ad un sorriso in più da regalarti, lo meriti madre, lo meritiamo entrambi per tutto quello che ci siamo donati.

© Roberto Colonnelli

 

Ago 012017
 

Lontano, lungo il filo dell’orizzonte,
il sole scalda il primo nascere delle onde
che presto, come cavalloni,
arriveranno alla spiaggia
portandosi dietro spuma e ricordi,
unendo il sospiro delle profondità
a quello del cuore.

Su questa spiaggia
si abbracciano per la prima volta
tanti sguardi,
su questa sabbia ogni estate
si posano dolcemente corpi
labbra si uniscono
e in questo mare d’agosto
giocano ad innamorarsi nell’acqua
sorridendo come sorride l’amore.

Apro le mie braccia ai ricordi
li stringo forte
mentre spruzzi d’acqua
mi bagnano il viso
confondendo le mie lacrime
di quel tempo oramai andato.

Gioia e amarezza,
sentimento e lontananza,
il tempo che mi separa da ieri
sembra immenso
infinito come il mare
incolmabile, indescrivibile
colmo di ricordi
che si rincorrono tra loro,
placide giornate passate tra tue braccia,
furiose tempeste,
silenzi profondi che interrompono
profondi sospiri.

Il mare d’agosto
caldo e frizzante
dai mille riflessi
come questo amore
che dolce si stringe ai suoi stessi ricordi
e continua a vivere
tra questi sogni che,
come onde improvvise,
mi prendono alla sprovvista
lasciandomi addosso sempre il profumo di noi.

© Roberto Colonnelli

Torre Alfina

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Lug 022017
 

 

Spiccano le torri sul verde dei campi
mentre stormi d’uccelli si alzano nel cielo
intrecciando danze
sullo sfondo di un rosso tramonto.

Sul limitare del Borgo
tra latifoglie di antica bellezza
risuona ancora la voce di Monaldeschi
mentre dalla Torre di Guardia
Guido Bourbon ammira il Bosco del Sasseto.

Quanta storia lungo le strade di Torre Alfina
dove il tempo si ferma a riposare
lasciando intatti nell’aria i ricordi
lungo i sentieri coperti di foglie
dietro ogni pietra che segna il cammino.

Nel silenzio ricoperto della sera
ogni affanno perde il suo peso,
l’anima respira, libera e leggera,
assaporando quell’intima carezza di pace.

In quella quiete,
lungo il viale della poesia,
dove giacciono i versi,
tra antiche leggende e moderna poesia,
si risveglia ogni mattina il borgo,
dove un giorno bellezza e poesia
fermarono il loro sguardo
decidendo di trovare,
tra le sue torri e quel fitto bosco,
il loro giusto compromesso.

© Roberto Colonnelli

IN QUESTO PRIMO MARE DI LUGLIO

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Lug 012017
 

 

Mi ritrovo ancora qui
abbracciato al tuo cuore
mentre luglio si affaccia all’orizzonte
salutando il mare
con il suo caldo bacio.

Siamo ancora qui
nonostante tutto e tutti
su questo scoglio
che si protende verso il mare,
salutati dai gabbiani e dalle onde
cullati dal respiro delle onde
ancora insieme.

Ti tengo stretta
come il dono più prezioso,
sento il tuo cuore battere
contro il mio petto
ed ha lo stesso suono del mare
profondo e misterioso
come il nostro sogno
sempre nuovo, sempre da scoprire.

Siamo ancora qui
guardiamo sempre avanti,
tra spruzzi di sale,
scogli e gabbiani,
nel silenzio di un abbraccio
che non ha bisogno di parole,
nell’incanto di un sentimento
più forte di ogni tempesta.

L’ala di un gabbiano
fende l’acqua leggera,
spruzzi sul tuo viso
sulle tue labbra,
mentre io con un bacio
raccolgo dolcemente il sale
e restiamo ancora qui, abbracciati,
in questo primo mare di luglio,
avvinghiati così stretti
da sfidare ogni tempesta,
eppure liberi, leggeri,
felici di volare.

© Roberto Colonnelli

Dipinto trovato sul web

LA MIA DONNA ROBERTO COLONNELLI

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Giu 262017
 

I° CONCORSO LETTERARIO NAZIONALE  “L’ATELIER” 2017

PREMIO ” L’ATELIER ” NARRATIVA INEDITA  a Roberto Colonnelli

con l’opera  ” LA MIA DONNA”

Raggomitolati nei nostri cappotti con il bavero alzato fin quasi agli occhi, stavamo tutti osservando l’orizzonte, tutti, in attesa che l’alba incendiasse finalmente quell’oscuro mantello nero che sembrava occultare ogni cosa.

La notte stava ormai per finire, le prime luci del mattino avrebbero segnato anche la fine di quell’ultimo servizio di guardia e l’inizio del nostro rientro a casa.

Ne erano passati di mesi, insieme a disagi e preoccupazioni; soli in terra straniera, lontani dagli affetti e dalla sicurezza che ti dà il sapere di avere accanto qualcuno che ti vuol bene, qualcuno che conosci, che parla la tua lingua.

Un vecchio, avvolto nel suo ampio e pesante mantello, mi osservava da ore; non rappresentava un pericolo, lo conoscevo ormai, eppure non avevamo mai scambiato una parola, pur essendo l’unico in quel posto a parlare la mia lingua.

Lo osservai a mia volta, senza riuscire a trattenere un brivido di freddo, lui mi sorrise e per la prima volta si avvicinò.

“Fa freddo vero? Da queste parti il freddo non smette mai, e quando non tremiamo per il freddo continuiamo a farlo per la paura di qualche attacco”

Lo guardai ricambiandogli il sorriso, finalmente potevo parlare con qualcuno che non fosse il solito collega che si lamentava del trattamento e degli orari stressanti di lavoro.

“Lo so, ma ormai la situazione sembra essersi stabilizzata, altrimenti domani non ci farebbero partire”

“Può darsi”, rispose scuotendo la testa, “forse sì, forse no, chissà…”

Si avvicinò ancora scrutandomi profondamente negli occhi.

“Hai qualcuno che ti aspetta, si vede, io non ho più nessuno ormai, ma un tempo avevo una donna e non smettevo mai di scriverle poesie, parlami della tua…ti prego, fammi scaldare un po’ almeno con un ricordo.”

Lei mi apparve all’improvviso nella mente, più nitida e presente che mai nonostante fosse passato così tanto tempo dall’ultima volta che l’abbracciai:

“La mia donna è un raggio di sole, è fragile, avvolta nel silenzio, un canto sottile della terra, una madre orgogliosa dei suoi figli”.

Lui mi osservava, ma si notava subito che il suo pensiero era da un’altra parte, continuai per non fargli perdere il filo di quel ricordo, che era anche il sogno di tutte le mie notti.

“Lei scruta il suo riflesso allo specchio, a volte timida, insicura, senza parole quando si tratta di ascoltare il cuore. Nella bellezza dei suoi occhi sono scolpiti tutti i segreti dell’amore, il suo amore per me. Lei è la notte che si colora, per me lei è l’amante, la passione, la mia guerra e la mia pace; vive dell’amore che dona, soffre per l’amore pensato, sorride all’amore sognato. Si muove leggiadra, avvolta dai suoi pensieri, nulla la ferma quando con infinita dolcezza cerca ed esplora ogni angolo del cuore. La mia donna, la madre, la vita, colei che amo”.

Mi fermai, sentivo la netta sensazione del suo abbraccio, il calore del suo corpo, il suo odore.

Il vecchio mi tirò per la manica.

“Continua…ti prego…”

“La mia donna ha gli occhi intensi, gli stessi occhi della mia verde terra, ha il rosso del tramonto d’autunno che si accende sulle sue dolci labbra, i suoi seni sono chiari, simili alle dune del deserto in primavera, le sue guance rose rosse e bianche, vellutate.

Sento il suo profumo e delizia ed armonia mi invadono.

La mia donna ha i capelli neri, simili alla notte senza cieli, la sua voce è musica che fa vibrare le corde dell’anima: Quando è notte lei è amore e amante, fiamma e raggio di sole che nasce da dentro, scaldando i pensieri e illuminando i nostri corpi.

A volte la osservo e mi sembra una Dea, poi la accarezzo ed è reale, presente, e così mia…proprio in quel momento ringrazio il cielo per avermi donato un così raro amore”.

Abbassò la testa sorridendo

“Sei davvero fortunato, mi ricordi così tanto me stesso da giovane, soltanto un amore vero, puro, può dettare le parole che hai appena pronunciato”.

Gli strinsi la mano, quello sconosciuto mi aveva riscaldato il cuore e forse anche io gli avevo ridato, anche se soltanto per pochi minuti, la gioia del ricordo, il ricordo di un sentimento che nessuna guerra, nessun dolore, nessuna notte possono mai offuscare.

Un fruscio attirò la mia attenzione, niente di particolare, rovi trascinati dal primo vento del mattino. Quando mi girai il vecchio era scomparso, era andato via in silenzio; accanto a me un foglio sgualcito dal tempo, una delle poesie che aveva scritto da giovane per il suo amore, un segno di riconoscenza, un gesto di fratellanza, un nuovo prezioso dono.

Lo lessi alle prime luci del mattino, quasi a segnare una nuova rinascita per entrambi.

“Sei una goccia di questa pioggia, una lacrima in questo mare che invade, che inonda il mio cuore. Sei il pensiero, un battito che subito diventa passione, un desiderio, l’amore che ama intensamente. Tu donna e amante, tu passione, tu sei tutto ciò che si può chiedere alla vita senza più nient’altro desiderare”.

Chiusi gli occhi, il suo ricordo divenne ancora una volta nitido, così pressante, incontenibile: la rividi sorridente con il suo vaporoso vestito bianco, seduta sulla panchina mentre stringeva il bouquet e mi guardava sorridendo felice.

La vidi con quel delicato ricamo di pizzo che impreziosiva il vestito e disegnava delicati contorni sul suo petto gonfio di gioia e sentimento, rividi quel soffice ornamento bianco che spiccava sui suoi capelli scuri, mi rividi con lei, completamente perduto nel suo sorriso.

Il sole intanto aveva conquistato il cielo, il vento si era placato, un nuovo giorno; soltanto poche ore mi separavano da chi non era mai stata assente, perché sempre viva nel mio cuore, in ogni mio gesto, in ogni sogno.

Raccolsi in fretta le mie cose, alzai gli occhi al cielo e un profondo respiro di pace invase il mio corpo…”Amore mio, sto ritornando…”.

© Roberto Colonnelli

 

 

 

 

 

GIUGNO

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Giu 012017
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vecchio ponte

curvo e solitario

riflette sull’acqua

i suoi mille ricordi,

mentre un leggero vento

increspa il lago

invitando le foglie galleggianti

ad una mistica danza.

 

Tutto si colora

quando giugno si distende

tra gli alberi

colori unici, irripetibili,

le nuove vesti della natura

nuove emozioni che si riscaldano

in un abbraccio di un bacio

ai primi tepori dell’estate.

 

Tra gli alberi si affaccia

uno spicchio di cielo

pulito e terso,

cerca tra le cime

i riflessi del lago,

mentre il sole allunga i suoi riflessi

accarezza ogni filo d’erba

e l’anima, ormai libera

dalle coltri invernali,

respira a pieni polmoni

questa nuova promessa di pace.

© Roberto Colonnelli

 

Dipinto di  C. Monet